
Sud Piemonte, destra Tanaro: il fiume a ovest, le Alpi Liguri a sud, il Monferrato a nord e a est. Confini tracciati dalla geologia e dalla storia. Colline nate un milione e mezzo d’anni fa dall’innalzamento di antichi fondali marini, due tipi di suoli (elveziani e tortoniani), decine di cru che nei secoli hanno mostrato una straordinaria capacità di produrre vini forti, eleganti, complessi, longevi. E ancora: una proprietà contadina frammentata e un saper fare tradizionale trasmessi di generazione in generazione, una civiltà contadina senza eguali, non scritta ma incisa nel più emozionante paesaggio viticolo del Piemonte (e non solo). Il re è il Nebbiolo, probabilmente il più completo vitigno a bacca rossa del mondo, ma la sua corte è fastosa; Barbera, Dolcetto, Pelaverga, Moscato. Un territorio imprescindibile per ogni appassionato di vino.
La Langa del Barolo
A sud della “capitale” Alba. Poco più di 1000 ettari di vigne per 1000 vignaioli, due vallate e tre crinali di colline, 11 comuni: Cherasco, Verduno, Roddi, La Morra, Novello, Barolo, Grinzane, Castiglione Falletto, Monforte, Serralunga e Diano. Vigneti entrati nel mito: Brunate, Bussia, Cannubi, Cerequio, Ginestra, Rocche di Castiglione, Sarmassa, Vigna Rionda, Villero… Nomi da leggenda per un vino come pochi legato alla storia: Cavour, Giulia di Barolo, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II. Sono loro i padri del Barolo: emozione pura, capace di rinnovarsi nel tempo e di seguire tutte le stagioni di una vita. Il Nebbiolo al suo massimo: aristocratico, potente, raffinato, profondo.
La Langa del Barbaresco
Subito a nord di Alba. Solo 4 comuni: Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco Seno d’Elvio (frazione di Alba). Un paesaggio di struggente bellezza. L’“altro” grande Nebbiolo, che rivaleggia con il Barolo, da cui (forse) si smarca per un po’ di potenza in meno e un po’ di leggiadria in più. Questione di sfumature, ma in questa terra le sfumature, i dettagli sono tutto. La realtà è che da un ventennio almeno il Barbaresco è uno dei più grandi vini del mondo e non teme rivali.
La Langa del Dolcetto
A sud del Barolo c’è Dogliani e ancora più vicino alle Alpi la Langa di Mondovì. Colline alte (anche ben oltre i 500 metri) e spettacolari, sui cui regna il Dolcetto, vitigno antico e tradizionale, amato dai contadini di queste terre ma difficile da coltivare. Per generazioni, il Dolcetto è stato (è) il vino del cuore e della mensa quotidiana, versatile e forte, facile e autentico. Un vino mai banale, negli ultimi anni capace di rinovarsi e di raggiungere inaspettate complessità.
La Langa del Moscato
Santo Stefano Belbo, Mango, Castiglione Tinella: dove la provincia di Cuneo sfuma nel Monferrato, su colline bianche e siccitose, ripide e difficili, ma d’incantata bellezza. Pavese e Fenoglio ne hanno cantato la leggenda e l’asprezza. Si ritrovano in un bicchiere di Moscato, vino dolce d’ineguagliata fragranza, che non ha eguali nel mondo in termini di piacevolezza, aromaticità, bevibilità.
- Marco e Vittorio Adriano
(dolcetto d'alba)
Un vino immediato e pieno, di facile abbinabilità.
- Marco e Vittorio Adriano
(moscato d’asti)
Fresco, gioioso: una squisitezza da pomeriggio estivo.
- Marco e Vittorio Adriano
(barbera d'alba)
Giusta, per misura e piacevolezza.
- Michele Taliano
(moscato d’asti)
Un classico Moscato d'Asti, fresco e intenso.
- Cascina Ballarin
(dolcetto d'alba)
Dolcetto eclettico e sincero. Un classico.
- Marco e Vittorio Adriano
(langhe nebbiolo)
La nobiltà del Nebbiolo in abiti casual.